Circa vent’anni fa la televisione generalista ha subito una fortissima rivoluzione che ha trasformato i palinsesti di tutto il mondo: i reality show.
Tutti noi li conosciamo, tutti noi li guardiamo e disprezziamo allo stesso tempo. Non fatichiamo a definirli tv spazzatura, fonte di decadimento morale e causa dell’ignoranza che affligge la società contemporanea.
Eppure l’ultima edizione di Temptation Island ha registrato una media del 23% di share, con un live tweeting che vedeva partecipi più di duemila account unici e quasi ottomila tweet. Vette altissime nell’era di Netflix e Prime Video. Questi dati dovrebbero quanto meno far scaturire due domande: come sono nati i reality? e perché hanno successo?

Le origini

Queen for a Day
Queen for a Day nella sua versione televisiva

Per quanto assurdo possa sembrarci, i reality show sono nati in radio con Queen for a Day: un format squisitamente americano, che vedeva le concorrenti raccontare le difficoltà della propria quotidianità e di cosa avessero bisogno per poterle superare. La vincitrice veniva eletta dal pubblico attraverso l’applausometro. Si generava così un meccanismo tale per cui quanto più difficile e triste era la vita delle concorrenti, tanto più il pubblico desiderava premiarle. Gli spettatori si trovarono per la prima volta di fronte a ciò che gli esperti definiscono unscripted drama: le esperienze di vita di persone reali, non più personaggi costruiti delle sit-com e dei film, con cui era possibile creare una forte connessione emotiva.

An American Family

In un numero del 1973 di TV Guide, Margaret Mead firma un breve articolo sul nuovo show della PBS, An American Family, che racconta la storia di una famiglia americana, non fittizia, ma realmente esistente. Mead lo descrisse come “una nuova forma d’arte, un’invenzione significativa come il teatro o il romanzo“, profetizzando così il futuro della televisione.

The Loud Family
La famiglia Loud, protagonista di An American Family

Portare avanti il progetto di Craig Gilbert fu una decisione coraggiosa per la PBS – la televisione pubblica statunitense – soprattutto in un’epoca in cui il trono dello share era presieduto stabilmente dalle sit-com patinate.  Lo show sfidava il suo pubblico, mettendolo di fronte ad argomenti tabù come la crisi coniugale, il divorzio, l’omosessualità e l’instabilità economica. Trasmesso dal gennaio al marzo 1973, in dodici episodi da un’ora ciascuno, An American Family non ebbe però il successo sperato. 

Nonostante sia diventato un pezzo della storia della televisione e la critica lo abbia premiato più volte nel corso degli anni – HBO gli ha dedicato persino una serie tv intitolata Cinemà Verité – allo show di Gilbert mancava l’elemento spettacolare per conquistare il cuore e gli schermi degli americani.

I reality oggi

Craig Gilbert sottovalutò un elemento: le vite e le persone comuni corrono il rischio di diventare noiose. I concorrenti e i protagonisti dei reality contemporanei vengono guidati e, talvolta, manipolati dai produttori al fine di creare una enhanced reality/realtà migliorata. Il pubblico più ingenuo spesso ignora questo aspetto e, divorando questi prodotti quotidianamente, corre il rischio di crearsi un’aspettativa falsata della realtà.

Sebbene si tratti di semplice intrattenimento, trasmissioni come Uomini e Donne, X-Factor e il Grande Fratello, possono avere una forte influenza nella società. Jennifer L. Pozner, autrice di Reality Bites Back, sostiene che tali prodotti giochino sulle norme sociali più convenzionali e le rinforzino. I produttori scaltri puntano sulle fragilità e le debolezze dei partecipanti, per trasformarle in stereotipi e ideare storie sensazionali, capaci di tenerci incollati allo schermo per settimane.

Il successo dei reality show

Mark Andrejevic – autore e media critic – sostiene che la fama della reality television sia una naturale conseguenza dell’ascesa dei media interattivi, che hanno reso sempre più semplice agli spettatori fornire un feedback continuo alle aziende. La pubblicità ha manifestato quindi il suo rovescio della medaglia: la sorveglianza commerciale. Da un lato le aziende pagano perché tu possa guardare contenuti e prodotti sempre nuovi, dall’altra pagano per poterti spiare.

Paris Hilton reality show
Il reality show di Paris Hilton

L’era dei reality è iniziata proprio insieme a quella del web. Se i reality show si sono dimostrati inquietantemente autentici è stato perché sono stati ideati in modo da rispecchiare la vita degli spettatori.
Il loro successo è sintomatico di una società che sfuma sempre di più i confini tra lavoro e tempo libero. Un esempio piuttosto noto anche qui in Italia è “Paris Hilton: My New BFF”: lo show esplicita chiaramente come un’attività sociale si sia definitivamente trasformata in un lavoro.

Gli influencer, d’altronde, hanno trasformato la loro vita in lavoro. Il successo degli influencer, si fonda proprio su questo principio: esporre la propria vita quotidiana sui media è diventata la loro professione.
Seguire Chiara Ferragni e le sue vicende su Instagram non é diverso dal guardare il Grande Fratello su Canale 5.
Le aziende pagano perché gli influencer possano produrre sempre nuovi contenuti, ma pagano anche per poter osservare le nostre pratiche d’acquisto attraverso i contenuti prodotti ad hoc dagli influencer.

Nostalgia e drama

Il successo dei reality è dovuto anche ai paradigmi di nostalgia e spionaggio con i quali sono stati costruiti. Molti dei format prevedono l’assenza di tecnologia in diverse misure ( L’Isola dei Famosi è un esempio estremo, ma anche il Grande Fratello vieta l’utilizzo di qualsiasi mass media), o la possibilità di spiare continuamente la vita degli sconosciuti.

Il logo del Grande Fratello

Nel corso dei decenni questi paradigmi sono evoluti insieme agli spettatori e ai loro gusti: una puntata del Grande Fratello contemporaneo è ben diversa da una del Grande Fratello del 2000. Di edizione in edizione la trasmissione si è fatta sempre più patinata e drama-driven. I partecipanti non si mostrano più nella loro autenticità. Si contendono costantemente uno screen-time che decreterà la loro fama, sempre manipolati dalla scaltrezza degli autori che lavorano senza sosta per costruire una enhanced reality da trasmettere direttamente negli schermi delle nostre case.

Approfondimenti:

Reality TV: The Work of Being Watched di Mark Andrejevic
Reality Bites Back di Jennifer L Pozner
Articolo del New Yorker sul successo dei Reality Show
Il Washington Post sulle origini della Reality Television
Breve storia dei Reality Show

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